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Qualità
e Customer Satisfaction in Medicina: avvio di una ricerca
A cura di M. Ancona - Presidente ADR (Analisi delle Dinamiche
di Relazione)
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La
passione da sola mette in fuga la verità, che,
suscettibile e agile, riesce a sottrarsi. La ragione
da sola non riesce a sorprendere la preda.
Passione e Ragione insieme possono forse sperare
di avere maggior fortuna.
Maria
Zambrano
Le situazioni sono simboliche; è una debolezza
degli uomini trattarle analiticamente
dissolvendone così il senso
Hugo
Von Hofmannsthal
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Indice
La
centralità del rapporto medico e paziente: una nuova via per ritrovare
un antico valore
Essere
cittadini del lato notturno della vita
La
valutazione come possibilità oltre la misura
Le
dimensioni della qualità
La
soddisfazione del paziente
La
pediatria di gruppo e le ragioni di una ricerca
L'avvio
della ricerca, riflessioni su un primo focus group
Bibliografia

La
centralità del rapporto medico e paziente: una nuova via per ritrovare
un antico valore
Il
fatto che oggi in medicina, nella pratica medica si parli sempre più
spesso di customer satisfaction, di
valutazione della qualità percepita, di utente, di cliente evidenzia
il profondo mutamento in atto nella prospettiva di chi opera nell'ambito
sanitario, nei servizi alla salute. Idee nuove si fanno strada nella sanità.
Non si tratta di idee assolutamente originali, provengono dal mondo delle
aziende, della produzione e dall'ambito delle società di servizio;
ma è il loro trasferimento nella sfera della cura, della salute,
della malattia che costituisce qualcosa di nuovo. È un evento significativo
per le implicazioni culturali che sottende, per gli effetti sugli atteggiamenti
degli attori coinvolti che promette di esercitare. Parlare del paziente
anche come utente o cliente, vuol dire vederlo non più oggetto
passivo dell'atto medico, ma promuoverlo a soggetto attivo nella relazione.
Questo, di fatto, libera entrambi, medico e paziente, dal rigido rapporto
di interdipendenza, che si sostanzia nella delega e nella passività
carica di aspettative del paziente, e nel dover fare onnipotente del medico
(1). Si può realizzare una ridistribuzione
più equa di responsabilità, che ha il possibile effetto
di contenere l'inevitabile regressione che ogni essere umano vive nella
malattia e nella sofferenza. Tuttavia non pare possibile presentare il
paziente tout-court come utente o cliente, ma è necessario fare
riferimento ad un paziente che è insieme cliente: un cliente assolutamente
peculiare, perché chiamato a confrontarsi con gli aspetti più
angoscianti del vivere. Il mondo della sanità rende servizi diretti
alla persona; una persona che si trova in un particolare momento della
propria esistenza: comunque drammatico sia che si tratti di attendere
una diagnosi, sia il risultato di uno screening preventivo o di iniziare
un trattamento più o meno invasivo.
Ovvia è la diversità tra l'utente che deve scegliere un
viaggio, un prodotto per la casa; e il paziente che è alla ricerca
di un medico, di uno specialista, dell'ospedale per escludere un timore,
per chiarire la natura di un sintomo, per sottoporsi ad un intervento.
"La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza
più onerosa", ricorda Susan Sontag (2),
e ci porta a dover entrare in un mondo sconosciuto che sentiamo estraneo
(3).

Essere
cittadini del lato notturno della vita
La
malattia è una condizione onerosa; pone in uno stato di assoluta
debolezza. L'oggettività del paziente o dei suoi familiari, la
capacità di decisione sono profondamente compromesse. Si è
alla ricerca di ogni segno che dia speranza, tranquillità: è
chiaro come sia uno dei momenti in cui l'essere umano sperimenti l'esperienza
massima di impotenza, di non essere padrone del proprio destino. L'incontro
col medico si caratterizza pertanto per una asimmetria, potremmo dire
costitutiva: inevitabile espressione dell'esistenza umana. Il paziente
è in un momento di grande fragilità, facilmente manipolabile,
totalmente esposto. Non sembra quindi realistico parlare, nell'ambito
dei servizi sanitari, in modo semplicistico, di utente o cliente, introducendo
la superficiale equazione: paziente = cliente. Se non si tiene conto di
questa realtà promuovere il paziente a soggetto attivo nella relazione
con il medico, può rimanere una pura finzione, che, dietro la maschera
di una maggiore relazionalità, l'utente, non consente il realizzarsi
di un autentico dialogo negoziale.
Perché
ciò possa accadere l'operatore sanitario deve consapevolmente limitare
il proprio potere nell'ambito della asimmetria della relazione; perché
la voce dell'altro, del paziente, possa divenire più udibile e
quindi essere ascoltata. Limitare il proprio potere non vuol dire rinunciare,
ma modulare la propria forza. Questo richiede una profonda riflessione
etica, che renda consapevoli e quindi responsabili del proprio potere
e che consenta di comprendere il dramma esistenziale dell'altro. Fuori
da questa cornice non credo abbia senso parlare di customer satisfaction
nei servizi sanitari, anzi pensare che scegliere un ospedale, un medico
sia come scegliere un ristorante, o un albergo, di fatto costituirebbe
un grave errore di valutazione e prospettiva. Vero è che se desideriamo
essere accolti con un sorriso in un albergo, quando siamo in vacanza,
quando siamo malati il bisogno di essere accolti è ancora maggiore
ed in realtà dovrebbe essere momento costitutivo della cura. Nella
sofferenza ancora maggiore è il bisogno di rassicurazione, di non
sentirsi soli e di cogliere intorno a sé un ambiente più
familiare, caldo, confortante.

La
valutazione come possibilità oltre la misura
Valutare
la qualità percepita dal paziente, interrogarsi circa la sua soddisfazione
per le cure ricevute, vuol dire valorizzare la soggettività del
paziente. Significa porre le basi per costruire un incontro dialogico,
cosicché il medico metta a disposizione del paziente le proprie
conoscenze, non per imporle, ma per trovare insieme la strada migliore
da percorrere. Il paziente da oggetto clinico ritrova la proprio soggettività
nella cura: questo è momento fondante ogni attività di servizio,
dove anche il cliente contribuisce, in modo attivo, alla buona realizzazione.
Quando
si parla di valutazione e di qualità nell'ambito dei servizi, alcuni
evidenziano la difficoltà a individuare indicatori significativi
e sottolineano come spesso ci si debba limitare a misure qualitative;
altri ritengono che l'attività relazionale sia difficilmente riducibile
a numeri, e temono che uno sguardo troppo oggettivante impedisca di cogliere
le profonde implicazioni etiche delle relazioni di servizio, e di aiuto
in particolare. Procedere a momenti di valutazione richiede di scomporre
il proprio lavoro in atti cognitivamente pregnanti, individuandone le
pietre miliari. Interrogarsi su come vengano fornite le cure, individuare
diversi momenti significativi o critici, focalizzare la propria attenzione
su possibili indicatori di processo, può accrescere la comprensione
dei fenomeni in cui si è coinvolti e che si contribuisce a realizzare.
Il momento di analisi non si pone in antitesi ad una visione sintetica;
viceversa contribuisce ad arricchirla. Formalizzare la fase della valutazione
rappresenta l'individuazione di uno spazio in cui si valorizza la riflessione
sul proprio agire, sulle proprie scelte, che può aprire a nuove
occasioni di consapevolezza.
La valutazione della soddisfazione del paziente diviene così un
mezzo che consente di cogliere la complessità dell'incontro clinico.
Grazie ad un linguaggio più affine al medico, più incline
a dare fiducia a discorsi di verifica, di misura, di controllo di confronto,
la valutazione può costituire una via mediante la quale la medicina
riscopre, accoglie la centralità del paziente, ritrovando un centro
che non avrebbe dovuto mai dimenticare.

Le
dimensioni della qualità
La
qualità percepita è un aspetto della qualità complessiva
che concorre a definire il valore di un servizio. Nella tabella 1 si fa
riferimento, come esempio, al modello delle "Cinque P", per
evidenziare le diverse possibili dimensioni della qualità.
Tabella
n° 1 - Il modello delle 5P (4)
|
Gli
attori
|
Dimensioni
della Qualità
|
Le
domande
|
|
Concorrenza
|
|
|
|
Clienti
|
- Qualità
Prevista
- Qualità
Percepita
|
- Cosa
desidera il Cliente?
- Cosa
ritiene di ricevere il Cliente?
|
|
Azienda\Ente
|
- Qualità
Progettata
- Qualità
Prestata
|
- Cosa
voglio dare e come?
- Cosa
erogo realmente?
|

Come
avviene spesso per concetti di uso comune, a tutti noi sembra di sapere
che cosa intendiamo quando parliamo di un servizio di qualità,
di un prodotto di qualità. È una conoscenza intuitiva, in
parte frutto della esperienza. Più problematico è trasformarla
in una conoscenza esplicita, in criteri operativi. Come ricordano Bobbio
e Pinna Pintor:
| <<...
si possono individuare molteplici aspetti della qualità, si
avranno [così] anche molteplici metodi per misurarla; ciò
significa che non sarà possibile misurare la qualità
in senso assoluto, ma soltanto tenere conto di alcuni indicatori più
o meno affidabili...[che] sono soltanto degli attributi della qualità
[e] che permettono di raffigurarla in modo indiretto e parziale...
>> (5) |
.
Gli
indicatori di qualità sono strumenti che oltre a fornire informazioni
sull'efficacia e l'efficienza di un servizio, inducono una continua riflessione
sul processo, sui risultati dell'operare, sulle implicazioni delle scelte.
Infatti appare evidente come non appena si individuino dimensioni e indicatori,
i dati, le misure ottenute, rassicuranti nella loro apparente univocità
immediata, ad una successiva osservazione, mostrano tutta la loro ambivalenza.
Ritengo, paradossalmente, che il valore del dato si trovi proprio nelle
ulteriori riflessioni a cui inevitabilmente chiama.

La tabella 2 presenta la classica suddivisione degli indicatori proposta
da Donabedian (6).
Tabella
n° 2 - Classificazione degli indicatori di qualità
|
Gli
indicatori
|
Gli
obiettivi
|
Le
misure
|
|
Risorsa\struttura
|
Dove?
|
Caratteristiche
dell'ambiente: natura, tipo e organizzazione del servizio
|
|
Attività\processo
|
Cosa?
|
Cosa
viene fatto
|
|
Risultato\outcome
|
Quali
vantaggi?
|
Cosa
si è realizzato per il paziente
|
Problematica
appare non solo l'individuazione dei singoli indicatori, ma soprattutto
la definizione del loro valore come misura adeguata della qualità.
Vi sono misure che possono avere un valore più strategico di altre?
Ad esempio si può definire una gerarchia tra le process measures
e le outcomes measures (7)? O, entrambe,
sono inestricabilmente legate alla qualità?
Certe outcome measures sono difficilmente utilizzabili da un punto
di vista statistico; altre poco confrontabili; altre ancora possono essere
evidenziabili a distanza di 10 o 20 anni; spesso sono poco specifiche,
perché non consentono di distinguere tra interventi qualitativamente
scadenti effettuati in precedenza e l'intervento in esame. Allora si tratta
di indicatori utili solo nella ricerca e non nella pratica? D'altra parte
è pur vero che un paziente per scegliere un medico, oltre a sapere
quali tipi di intervento esegue, ed eventualmente quali procedure segue,
vuol essere messo a conoscenza dei risultati che ottiene; e se questo
medico selezionasse solo i casi a prognosi più favorevole, meno
compromessi (8)? Queste, in estrema sintesi, alcune
delle domande che inevitabilmente avvia una riflessione sulla qualità.
Apre ad un dialogo in continuo divenire.

La
soddisfazione del paziente
Gli
indicatori relativi alla soddisfazione del paziente sono una componente
dell'outcome (9). È comunemente riconosciuto
come si tratti di misure difficili da ottenere (10).
Sono numerosi i fattori che contribuiscono a rendere complesso il rilevamento
di questi dati. Il paziente non è sempre in grado di valutare la
competenza tecnica del personale medico. Le percezioni e i giudizi sono
spesso condizionate dallo stato emotivo e psico-fisico. E chiaro
come molto dipenda dagli esiti dell'intervento; cosicché il medico
potrà essere idealizzato e visto come il salvatore; oppure vissuto
come un incompetente ciarlatano. Ben sappiamo che un buon risultato non
sempre implica una medicina di buona qualità e viceversa (11).
Se esiste un ampio dibattito circa gli outcome di trattamento,
che valutano l'intervento clinico, la qualità della vita successiva
alla cura, per così dire, il prodotto delle cure mediche,
ancora più complessa è la valutazione degli aspetti relazionali,
che caratterizzano l'aspetto meno tangibile dell'atto medico, cioè
il servizio. La tabella 3 sintetizza gli strumenti più frequentemente
utilizzati per ottenere feed-back dai pazienti.

Tabella
n° 3: Metodologie per ascoltare la voce dei pazienti (12)
|
-
Piccoli
gruppi (focus group). Viene formato un piccolo gruppo di
pazienti (8-12 persone) e un moderatore cerca di raccogliere
informazioni riguardo ad un particolare problema.
-
Tecnica
dell'incidente critico.
Un intervistatore chiede ad un paziente di pensare ad uno specifico
evento e di descrivere le situazioni critiche che gli vengono
in mente.
-
Osservazione
diretta.
Il personale osserva i pazienti e compie deduzioni riguardanti
bisogni e grado di soddisfazione. Un metodo alternativo consiste
nell'introdursi in incognito, come un normale paziente.
-
Analisi
del contenuto di lettere e commenti. Il personale valuta
le lettere o i commenti espressi dai pazienti.
-
Questionari
scritti. Questi questionari vengono spediti o distribuiti
a gruppi campione di pazienti.
-
Ricerche
sul campo. Queste ricerche cercano di scoprire i bisogni
e i desideri dei pazienti attraverso indizi. Per esempio osservando
il cibo avanzato dai pazienti si può capire quali sono
i cibi graditi o sgraditi.
-
Questionari
telefonici. Sono simili ai questionari scritti, ma in questo
caso i pazienti rispondono telefonicamente.
-
Interviste.
Un gruppo campione di pazienti viene intervistato faccia a faccia
o per telefono
|

La pediatria di gruppo e le ragioni di una ricerca
La
pediatria di gruppo risulta ancora una esperienza nuova per la realtà
italiana, ed è tuttora poco diffusa se paragonata agli altri paesi
europei (13). La pratica di gruppo si prefigge di
realizzare miglioramenti sul piano organizzativo-gestionale, sviluppare
la professionalità del medico e migliorare la qualità dell'intervento,
con ricadute positive non solo sul paziente, il cliente esterno, ma anche
sull'équipe sanitaria nel suo complesso, il cliente interno. Sembra
quindi logico che i suoi fautori si interroghino riguardo al raggiungimento
di tali obiettivi. Si chiedano come venga vissuto il nuovo modello organizzativo
dai pazienti, e come la nuova forma influenzi un nuovo modo di fare medicina.
Proporre un intervento di valutazione in questo momento vuol dire tenere
conto anche delle ricerche fino ad ora realizzate in ambito pediatrico.
In particolare si devono qui ricordare due studi: il primo svolto nel
1993 dall'ACP Toscana, e il secondo nel 1995 dall' A.P.R.E.F. e dalla
F.I.M.P. Veneto (14). Entrambe le ricerche evidenziano
come l'area della pediatria di famiglia costituisca una realtà
positiva nel panorama sanitario italiano. Gli autori toscani parlano "di
una sorta di isola felice nel SSN", così come l'indagine veneta
evidenzia utenti molto soddisfatti del servizio. Le ricerche sono state
realizzate con modalità diverse, ma simili sono state le aree esplorate
con item tipici nelle ricerche di soddisfazione del paziente (tabella
4).
Tabella
n° 4 - Item utilizzati nelle ricerche di soddisfazione del paziente
|
Accessibilità
al servizio: fissare appuntamento per check-up o visite
|
Tempo
d'attesa nello studio
|
Rispetto
e gentilezza
|
Continuità
terapeutica
|
|
Possibilità
di contattare il medico nelle ore di chiusura
|
Risposta
alle emergenze
|
Comunicazione
telefonica
|
Trattamento
da parte del resto dello staff
|
|
Capacità
comunicative del medico
|
Possibilità
di ulteriori interventi medici
|
Segnalazione
ad altri utenti
|
|

La
proposta di una ricerca può muovere naturalmente dall'esigenza
di valutare la customer satisfaction nel caso della pediatria di
gruppo, e già questo sarebbe un obiettivo diverso dalle ricerche
precedenti. Pertanto una ipotesi potrebbe essere quella di mantenere un
protocollo simile, ad esempio, alla ricerca effettuata in Veneto, per
poter trarre più facilmente dati di controllo. Tuttavia l'utilizzo
di questionari a risposta chiusa, se da un lato fornisce risposte precise
e facilmente misurabili, non offre alcuna informazione in più rispetto
a quelle che abbiamo in mente. Consente, certo, correlazioni e verifiche,
ma rende difficile l'introduzione di aspetti a cui non si è pensato.
Ancora, come sottolineato, gli atteggiamenti verso gli aspetti relazionali,
comunicativi, richiedono strumenti più sofisticati dei questionari.
Una proposta per una nuova ricerca potrebbe prevedere la realizzazione
anche di questionari, non solo però a risposte chiuse, costruiti
a partire dall'ascolto diretto dei pazienti attraverso metodi qualitativi.
Una
tecnica di ricerca attualmente sempre più utilizzata è quella
del focus group: interviste approfondite in piccolo gruppo (7\12
persone); discussioni tra pari, guidate da un facilitatore esperto.
La dinamica di gruppo può motivare a vicenda i partecipanti, favorendo
lo sviluppo di nuove idee, nuove ipotesi, stimolando il richiamo di vicende
positive, incidenti critici. Promuove un confronto che si approfondisce,
via via che procede la discussione. E uno strumento sensibile, che
consente di evidenziare le diverse dimensioni dei bisogni e aspettative
dell'utente (Tabella 5).
Tabella
n° 5 - Bisogni e attese del paziente\cliente (15)
|
Requisiti
|
Bisogni
|
Benefici
|
|
Dat
per scontati
|
Espliciti
|
Tangibili
|
|
Attesi
|
Impliciti
|
Intangibili
|
|
Inattesi
|
Latenti
|
|

I
focus group facilitano l'individuazione proprio di quegli aspetti
più nascosti, quindi più profondi, aiutano a individuare
quello a cui non abbiamo ancora pensato. Sono strumenti più creativi,
più flessibili del questionario, alla cui realizzazione tuttavia
possono concorrere. La finalità non è quella di individuare
una opinione condivisa, come ad esempio la NGT*, ma di favorire un momento
di divergenza del pensiero. In effetti se si vuole dare parola al paziente,
iniziare dall'ascolto diretto sembra la via più in sintonia con
il progetto. Possono le tecniche qualitative sostituire l'approccio più
quantitativo in questo caso? Probabilmente no. Per giungere a conclusioni
significative i ricercatori consigliano di raggiungere il 5-20% della
popolazione target. Il caso in esame sembra una situazione in cui unire
le diverse tecniche, dove il focus group può essere utilizzato
per costruire strumenti di ricerca, individuare opinioni e atteggiamenti,
da confermare successivamente con metodologie più quantitative.
*
Si veda ad esempio la ricerca dei pediatri del Veneto, questa tecnica
è stata utilizzata per la realizzazione del questionario

L'avvio
della ricerca, riflessioni su un primo focus group
I
risultati emersi da un primo focus group organizzato a Bergamo,
consentono di apprezzare le possibilità della tecnica e introdurre
alcuni dati utili alla discussione. All'incontro sono state invitate 12
madri i cui figli erano seguiti presso i pediatri di un gruppo di Bergamo
(Caso, Marengoni, Venturelli). Alle partecipanti erano stati spiegati
la natura e gli obiettivi dell'incontro. Delle 12 madri, 11 si sono regolarmente
presentate. Nella tabella 6 sono presentate alcune caratteristiche demografiche
del gruppo.
Tabella
n° 6 - Alcune caratteristiche del campione
|
Paziente
|
Età
|
Stato
civile
|
Titolo
di studio
|
Lavoro
|
Numero
ed età figli
|
Prec.
esp. con medici
|
Durata
esp. PDG
|
|
T.
|
36
|
Coniugata
|
Dipl.
Sup.
|
Impiegata
|
1
m di 1 a
|
No
|
20
mm
|
|
L.
|
33
|
Coniugata
|
Dipl.
Sup.
|
Impiegata
|
2
mm di 3 aa / 6 aa
|
No
|
5.5
aa
|
|
C.
|
35
|
Coniugata
|
Dipl.
Sup.
|
Casalinga
|
2
ff di 1a / 6 aa
|
No
|
5
aa
|
|
B.
|
49
|
Coniugata
|
Sc.
Media
|
Casalinga
|
2
ff di 5 aa / 8 aa
|
Sì
|
6
aa
|
|
F.
|
31
|
Coniugata
|
Dipl.
Sup.
|
Impiegata
|
1
m di 2 aa
|
No
|
2
aa
|
|
P.
|
38
|
Coniugata
|
Dipl.
Sup.
|
Insegnante
|
2
mm e 1 f di 3 aa / 4 aa / 9 aa
|
No
|
5.5
aa
|
|
S.
|
46
|
Coniugata
|
Sc.
Media
|
Casalinga
|
2
mm di 8 aa / 5 aa
|
Sì
|
5.5
aa
|
|
M.
|
34
|
Coniugata
|
Laurea
|
Farmacista
|
2
ff e 1 m di 3 aa / 6 aa / 9 aa
|
Sì
|
5.5
aa
|
|
R.
|
35
|
Coniugata
|
Laurea
|
Bibliotecaria
|
2
ff e 1 m di 7 aa / 10 aa 13 aa
|
No
|
5.5
aa
|
|
D.
|
55
|
Coniugata
|
Laurea
|
Pensionata
|
1
f di 12 aa
|
No
|
5.5
aa
|

Come
di regola, i facilitatori del gruppo sono stati due. Sono stati presi
appunti della discussione. Avendo ottenuto il consenso delle partecipanti
la seduta è stata videoregistrata, per consentire una analisi successiva
più dettagliata.
Le partecipanti si sono dimostrate molto disponibili alla discussione,
e sono apparse autenticamente coinvolte. Le riflessioni, le associazioni
hanno spesso facilitato il ricordo di episodi significativi.
Tre sono state le domande proposte per la discussione al gruppo e sono
presentate nella tabella 7.
Tabella
n° 7 - I temi della discussione
|
-
Facendo riferimento alla vostra esperienza, quali ritenete siano
le caratteristiche auspicabili nel pediatra di base per realizzare
un rapporto di fiducia?
Individuate 5 caratteristiche.
-
Come potreste sintetizzare le differenze che caratterizzano
il rapporto con il classico pediatra di base e l'attuale pediatria
di gruppo?
Individuate 5 differenze.
-
Provate a sintetizzare con delle immagini l'esperienza che avete
maturato nel rapporto con il pediatra di base ... e successivamente
con la pediatria di gruppo:
quali immagini vi suscitano il ricordo del primo e l'attuale
esperienza della seconda
|

Nella
tabella 8 sono sintetizzate le risposte emerse alla prima
domanda. Quali sono le caratteristiche che un pediatra dovrebbe
avere per suscitare fiducia nel paziente?
Le risposte si possono riunire in tre aree: competenza
tecnica, competenza relazionale, modalità di organizzazione del
servizio; e appaiono in accordo con quanto affermato da Donabedian
(16), che sottolinea come due siano gli elementi
chiave che caratterizzano una prestazione medica di qualità: competenza
tecnica e competenza relazionale.
L'esame delinea immediatamente l'importanza degli aspetti relazionali,
inestricabilmente legati alle capacità tecniche. Il medico deve
essere in grado di infondere sicurezza, (funzioni di leadership), ma deve
farlo senza prevaricare il paziente. Nello stesso tempo deve saper decidere;
comunicazioni del tipo: <<preferisce che gli facciamo un esame o
no?>>, <<lo ricoveriamo se lei vuole>> creano angoscia
nel paziente; <<non posso saperlo io, me lo dica lei>> fu
la risposta della madre.
Viene
richiesta autorevolezza, ma senza atteggiamento giudicante; capacità
di contenimento e comprensione. La madre cerca un'alleanza con il medico:
<<se il bambino piange giorno e notte ti crede>>; a distanza
di tempo gli atteggiamenti giudicanti vengono ancora ricordati con dolore,
momento di profonda incomprensione e di solitudine. Riflettendo su queste
risposte appare chiaro perché spesso si parli di arte medica (17).
L'adeguato agire del medico non può essere codificato in regole;
ma frutto di una capacità di sentire, che consente di cogliere
quelle sfumature, che rendono irripetibile l'incontro con il paziente.

Tabella
n° 8 - Caratteristiche auspicabili nel pediatra di base per realizzare
un rapporto di fiducia
|
Competenza
tecnica
|
Competenza
relazionale
|
Area
Relazionale
|
Organizzazione
del servizio
|
|
Esperienza
|
Saper
ascoltare
|
Ascolto
|
Reperibile
|
|
Essere
aggiornato
|
Disponibilità
|
|
Essere
disponibile a viiste domiciliari quando necessario
|
|
Partecipare
a congressi
|
Saper
realizzare un buon rapporto col bambino
|
|
Avere
l'archivio
|
|
Scrivere
articoli
|
Dimostra
di avere cuore
|
|
Aggiornare
le cartelle e i dati anamnestici
|
|
Saper
gestire la relazione con gli altri specialisti
|
Capace
di comprensione psicologica
|
Empatia\contenimento
psicologico
|
|
|
|
Ti
crede
|
|
|
|
|
Aperto
alle medicine alternative
|
Sicurezza
personale e professionale
|
|
|
|
Essere
aperto ed accettare altre idee
|
|
|
|
|
Dare
spiegazioni
|
|
|
|
|
Spiegare
il perchè delle scelte terapeutiche
|
|
|
|
|
Essere
consapevole dei propri limiti
|
|
|
|
|
Che
si sa assumere responsabilità
|
Leadership
|
|
|
|
Saper
infondere sicurezza
|
|
|

Il
secondo tema di discussione era volto
ad individuare le differenze tra il pediatra classico, e la pediatria
di gruppo, che le utenti avevano sperimentato. Sarebbe emersa un'area
di miglioramento o no? La tabella 9 riporta le risposte.
La valutazione della pediatria di gruppo è decisamente positiva.
Vengono individuate quattro aree di miglioramento: disponibilità,
organizzazione, sviluppo di nuove attività, professionalità.
Il gruppo rafforza l'immagine del singolo professionista, l'utente ritiene
che possa anche gestire meglio i rapporti con i colleghi ospedalieri.
Le madri evidenziano una migliore organizzazione del lavoro.
Tabella
n° 9 - Differenze che caratterizzano il rapporto con il classico pediatra
di base e lattuale pediatria di gruppo
|
Maggiore
disponibilità
|
Migliore
organizzazione
|
Possibile
sviluppo di nuove attività
|
Garanzia
di professionalità
|
|
Se
manca uno c'è l'altro
|
L'unione
fa la forza
|
Preparazione
di schede informative
|
E'
un'esperienza triplicata
|
|
Ha
più tempo per le visite, non deve vagliare le telefonate
|
Lo
studio è più bello e funzionale
|
Organizzazione
di corsi di pronto soccorso
|
C'è
un confronto tra colleghi. Possibilità di consulto tra loro
|
|
Meno
disturbato
|
Tempi
di attesi molto ridotti, negli altri ambulatori aspettano ore
|
La
struttura di gruppo può farsi carico di attività che
il singolo non può fare
|
Si
sentono meno onnipotenti se fuori dalla porta ci sono due pediatri
come loro
|
|
Meno
lavoro burocratico e più disponibilità per il paziente
|
Hai
sempre chi ti risponde. Ci si fa meno problemi a telefonare
|
|
Maggiori
possibilità contrattuali con strutture mediche esterne e
specialistiche
|

Tuttavia
non c'è disponibilità a rinunciare
al rapporto personale con il proprio medico; viene accettato
un certo livello di intercambiabilità (può essere utile
anche l'esperienza con un altro medico), e, per una sorta di legge
transitiva, la fiducia riposta nel proprio medico viene estesa anche agli
altri (se il mio pediatra si fida degli altri pediatri, io mi fido);
tuttavia la mancanza di un rapporto ben definito verrebbe vissuto come
destabilizzante e sentito come una mancanza di continuità terapeutica.
Su questo tema si sono registrati numerosi ricordi carichi di sofferenza
di precedenti esperienze ospedaliere.
Tra tante risposte positive si registra una area da migliorare: i tempi
d'attesa al telefono, che dalle madri costrette a telefonare dal lavoro,
vengono percepiti come lunghi: <<quando finalmente l'infermiera
mi risponde, magari entra qualcuno in ufficio e devo chiudere>>.
Ad una indagine è risultato che i tempi d'attesa sono in genere
di alcuni minuti. E un'area da indagare.
Un ruolo particolarmente importante viene svolto dalle infermiere.
Dopo iniziali resistenze: "all'inizio sembrava che violasse il
rapporto mamma-pediatra", le madri ne riconoscono il ruolo significativo.
Particolarmente apprezzato è il fatto che non voglia sostituirsi
al medico, e faciliti la comunicazione e il contatto. Nella tabella 10
sono sintetizzati i dati emersi.
Tabella
n° 10 - Il ruolo della infermiera
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L'infermiera è una meraviglia, puoi sempre chiamarla, anche
per quelle cose per cui non disturberesti il pediatra Sono
competenti, preparate Lo svezzamento me lo hanno curato loro,
mi sono seduta con loro, mi spiegano tutto È un filtro
elastico, se vuoi parlare con il pediatra te lo passano È
più piacevole, si possono fare più domande, il rapporto
è più sciolto, libero Se mi risponde il pediatra
rimango spiazzata (viene voglia di chiedere scusi mi passi l'infermiera)
Meno male che ci sono loro È molto comodo
Sono persone che ti danno fiducia
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Concludiamo
con la sintesi delle risposte alla terza domanda
(tabella 11).
Tabella
n° 11 - Le immagini della pediatria di gruppo
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Il pediatra con più mani E' la famiglia allargata
di una volta in cui ci si dava una mano, c'erano i nonni, gli zii
Camera azzurra, riposante Parco giochi dove le mie
figlie si divertono Un bouquet (il pediatra da solo è
un fiore solo) Il pediatra singolo è un punto vagante
nel foglio, difficile da individuare. In gruppo è il centro
di un cerchio (è più facile da individuare, ed è
anche in relazione con tutti i punti). E' un pediatra che
si è moltiplicato (anche se il rapporto personale rimane
fondamentale) Un labirinto con al centro lo studio che fa
vedere dov'è la strada Armonia
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La
natura delle immagini è positiva, richiama la famiglia e una maggiore
capacità ad agire (il pediatra con più mani): la pediatria
di gruppo sembra così in grado di operare una integrazione tra
competenze tecniche e competenze relazionali. L'organizzazione di gruppo
viene sentita positivamente, rafforza il ruolo del singolo pediatra, senza
spersonalizzare il rapporto con il paziente. Il gruppo concorre ad amplificare
la funzione di holding del medico: evoca, infatti, la famiglia.
Le immagini consentono di cogliere immediatamente l'intensità della
proiezione idealizzante dei pazienti. Si pensi, ad esempio, alla necessità
di pensare ad una situazione armonica. Numerose sono le ulteriori riflessioni:
la fatica da parte del medico di corrispondere ad un modello così
alto, il rischio di rebound da parte del paziente; il peso che
le parole del medico possono avere; ancora quanto sia importante, pensando
all'armonia immaginata, contenere le tensioni e le divergenze tra colleghi,
davanti al paziente (questo può essere un problema in altri ambiti
organizzativi).
Gli
strumenti qualitativi di indagine sembrano essere così mezzi utili
per raccogliere informazioni da verificare successivamente ad un livello
statistico, tuttavia appare evidente l'immediata rilevanza nell'avviare
una riflessione circa il proprio agire e quindi sul piano etico.
Sembra possibile così ipotizzare il loro utilizzo non solo come
momento preliminare a successive ricerche, ma anche al fine di fornire
stimoli per la realizzazione di interventi formativi finalizzati allo
sviluppo, al raffinamento di quelle capacità relazionali, emotive
che sono fondamento del rapporto tra medico e paziente che divenga incontro
(18).

Bibliografia
- Cfr
E. Torre, M. Ancona, Consultation Liaison Psychiatry: miti e paradossi.
Riflessioni sul rapporto medico e paziente, in Progressi in Psichiatria,
P. Pancheri, G.C. Reda (Eds), atti del XXXVII Congresso Nazionale della
Società Italiana di Psichiatria, CIC Edizioni Internazionali,
Roma , Vol II, Parte Prima, 165-175, 1989.
- S.
Sontag (1977), La malattia come metafora, Einaudi, Torino, 1979, p.3.
- Cfr.
H. T. Engelhardt Jr (1986), Manuale di bioetica; Il saggiatore, Milano,
1991, p.294.
- G.
Negro, Organizzare la qualità nei servizi, Il Sole 24 Ore, Milano,
1992, p 97.
- M.
Bobbio, P. Pinna Pintor, <<L'applicazione degli indicatori di
qualità dei prodotti sanitari nella nuova gestione del sistema
sanitario>>, L'Arco di Giano, 13, 56-67, 1997.
- A.
Donabedian (1980), La qualità dell'assistenza sanitaria. Principi
e metodologie di valutazione, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1990.
- R.H.
Broook, C.J. Kamberg, E.A. McGlynn, <<Health system reform and
quality>> JAMA, 276, 476-480, 1996.
- E.L.
Hannan, H. Kilburn Jr, J.F. O'Donnel, G. Lukacik, E.P. Shields, <<Adult
open heart surgery in New York State: an analysis of risk factors and
hospital mortality rates>>, JAMA, 264, 2768-2774, 1990.
- Non
tutti concordano su questo aspetto vedi ad esempio E. Gori, G. Vittadini,
La valutazione dell'efficienza ed efficacia dei servizi alla persona.
Impostazione e metodi, in E. Gori, G. Vittadini (Eds.) op.cit., p.147.
-
M. Molteni, Attività e performance nelle aziende di servizi alla
persona, in E. Gori, G. Vittadini (Eds.), Qualità e valutazione
nei servizi di pubblica utilità; ETAS, Milano, 1999.
- Cfr
S. Spinsanti, <<Stagioni dell'etica e modelli di qualità
in medicina>>, Pisocologia della salute, 1, 49-60, 1998.
- Joint
Commision On Accreditation Of HealthCare Organizations (1995), Capire
la prospettiva del paziente, Centro Scientifico Editore, Torino, 1998,
p. 37
- L.
Venturelli, G. Caso, B. Marengoni, G. Carrara, <<La pratica di
gruppo in pediatria ambulatoriale. Un esperienza in corso a Bergamo>>,
Medico e Bambino, 3,139-143, 1995.
- S.
Drago, V. Murgia, P. Schievano, M. Bernuzzi, C. Funghi, La soddisfazione
dell'utente per il servizio di pediatria di famiglia nel Veneto, G.
Battagin Editore, Padova, 1995.
- Cfr.
G. Negro, op.cit.; Joint Commision On Accreditation Of HealthCare Organizations
(1995), op.cit.
- A.
Donabedian, <<The quality of care: How can it be assessed>>,
JAMA, 260,1743-1748, 1988.
- M.
Ancona, Immagini per la relazione, in Larte medica. Tra comunicazione,
relazione, tecnica e comunicazione, M. Ancona, M.
Orbecchi, E. Torre (eds), Torino, Paravia, 1996.
- M.
Buber (1922), Io e Tu, in Il principio dialogico, Milano, Ed. Comunità,
1958.
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